Firenze
24th of June, St. John the Baptist, Saint Patron of Florence. It is a feast day in Florence. The day of the final of the Calcio Storico, the day of the fireworks, dei fohi.
Thus I took this occasion to make something a bit more special. A way
to say thanks to my city, a way to feel closer to it. I bring it always
with me but at the same time I miss it lot. It is eight years by
now that I left, first in Pisa, then in the UK. It is eight years that I don't live my the city anymore, but
every time I come back I try to find sometime for a walk in the city
centre, or on the surrounding hills.
You can't describe Florence, you can't explain what it is that makes it
so special, that move you, deeply, every single time you see the places you have seen a hundred time. Every corner, every street, every place has its own story,
in a city which is full of history, every where you go. This is what makes it so beautiful, what makes its people so
proud of it. I apologize for the English readers, but I would like to paste
something that my friend Tommy wrote (some time ago, in Italian) about Santa Maria
Novella, one of the most beautiful Church in Florence. For everyone instead I
made a little slideshow with some terrific pictures I have found on the
web (actually some are mine as well :) ).
I titoli a volte si scelgono per catturare l’attenzione di lettori distratti o pigri che selezionano così le poche righe sulle quali spendere il loro poco tempo di webnauti.In questa italica riscoperta di miti un po’ impolverati e forse per questo ciclicamente riproponibili, il titolo del cavallo di battaglia di quello che sembra essere rinato come l’idolo delle ragazzine di mezz’età, mi è sembrato un ottimo catalizzatore per gli assonnati occhi dei miei due o tre lettori di poetica memoria.E’ sabato a Firenze; stranieri con improbabili magliette corte e cartina in mano, i banchi di S. Lorenzo che aprono i battenti e le urla becere e condite di fiorentina “sacralità” dei garzoni del mercato centrale. C’è già un po’ di viola nell’aria con le civette quotidiani che già ammiccano ad una partita teoricamente abbordabile. E’ sabato a Firenze e nonostante il lavoro chiami, ho deciso di passare per un attimo in piazza S. Maria Novella.Per il viaggiatore che giunge a Firenze ed esce dalle austere e razionaliste forme della stazione, di lei vede solo l’imponente e cupo tergo. Finestroni enormi e paramenti di pietra forte. Dovrebbe incuriosire trovarsi davanti l’unica chiesa che invece del suo volto bello ti mostra le spalle, come una donna civettuola d’altri tempi. Fai via degli Avelli e cerchi di guardarle i fianchi, capire se val la pena fare altri 50 metri e farle svelare il viso. Entri in piazza e capisci che Leon Battista Alberti era uno che, primo, voleva bene a Firenze e secondo, era innamorato della bellezza della geometria. Qualche raggio di sole esce dalle nuvole e rende immacolato ciò che molti direbbero “bianco”, meraviglioso qualcosa che gli stessi direbbero banalmente “bello” e l’occhio innamorato di un fiorentino qualunque si riempie di orgogliosa commozione.Mancano pochi minuti all’appuntamento ma cedo alla tentazione di entrare nella pancia di questa meraviglia dove, solitario ed unico, Giotto ha appeso la sua eterna preghiera a Dio: l’immagine di un uomo affisso mani e piedi ad una rigida croce, morente e misteriosamente trionfante. Il capolavoro di Masaccio e Masolino, lì accanto sembrano quasi una lieve appendice a tale bellezza.La nostra città è così, è un luogo dove capita di camminare distrattamente accanto ad un pezzo di muro dipinto per il quale a New York, solo per quello, costruirebbero un immenso museo. Firenze è così, è lo scrigno più grande riempito delle più belle gemme e pietre preziose che attende sempre l’occhio di un fiorentino qualunque che lo guardi non con bramosia ed interesse ma con amore e desiderio
Comments
Molto bello lo slideshow e davvero toccanti le parole di tommy.